Sa Festa e sa Dignidade

A Rezzato (Brescia), nella incantevole cornice di Villa
Fenaroli, una delle più prestigiose dimore signorili del Settecento lombardo, è stata inaugurata l’originale mostra fotografica dedicata
alle feste processionali in Sardegna dal fotografo-artista freelance Giovanni Cavalli, che vive a Brescia.
La mostra è stata presentata
dalla professoressa Marta Mai, dell’Università Cattolica
di Brescia, dalla curatrice Rosa Lardelli e dal presidente del Circolo
Culturale Sardo di Brescia, Paolo Siddi (l’esposizione è

realizzata in collaborazione
col Circolo sardo, col
patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato del Lavoro,
e della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia, FASI).
L’autore-fotografo delle splendide immagini presenti in mostra, relative ai
più intimi e peculiari momenti aggregativi delle comunità sarde, non è un
sardo (è iscritto però al Circolo sardo di Brescia), ma appare talmente
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innamorato e “preso” dentro il gusto e il fascino delle feste processionali
sarde, da farlo apparire estremamente credibile nel suo racconto. L’artista si
rivela scevro degli stereotipati pregiudizi tipici del viaggiatore d’occasione,
che guarda alla tradizione sarda con sentimenti quasi di commiserazione, di
compatimento paternalistico.
Giustamente nel titolo della
mostra si fa riferimento alla
“dignidade”: in queste
immagini, in effetti, sfilano
davanti agli occhi del
visitatore sguardi fieri, donne
bellissime, uomini in bilico sul
filo teso della loro storia,
ragazzine e ragazzini in attesa
di spiccare il volo verso un
futuro.
Le immagini della mostra
risultano quindi un inno alla
modernità e al futuro: i
giovani e le giovani di Sardegna sono fotografati in modo sfrontato,
estremamente ravvicinato, in modo da mettere in risalto gli occhi, lo
sguardo (si consideri il titolo
della mostra) come specchio
dell’anima e rivelazione di
essa.
I preziosi abiti tradizionali
diventano solo sfondo, per
altro molto importante, ma
secondario. Emerge perciò la
personalità del soggetto, il
cenno, la sensazione intuita e
fulmineamente “rubata”
dall’artista, capace quindi di
prontezza di “scatto”, di
“riflessi”: in tutti i sensi dei
termini “scatto” e “riflessi” nei
diversi codici, ovviamente compreso il linguaggio dell’arte fotografica.
In mani esperte come quelle di Giovanni Cavalli il mezzo fotografico è
veramente insostituibile come strumento per catturare gli istanti irripetibili
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dei moti dell’anima, per – come si dice anche comunemente –
“immortalarli”, per renderli eterni.
Nelle persone ritratte in questa indagine documentaria operata dal fotografo
risalta una significativo rispetto della tradizione: la “radice” della tradizione
non perde vitalità, aderisce
alla contemporaneità, non
appare in nessun modo un
ostacolo; anzi, rinsalda i
vincoli dell’appartenenza,
esalta soprattutto la
responsabilità a custodire i
valori dell’identità. L’occhio
del fotografo viaggiatore
viene trascinato come in un
vortice in questa folla
eterogenea che si assiepa
durante le feste processionali
sarde e viene da essa
profondamente interpellato.
L’opera del fotografo, a sua volta “impressionato” da questa esperienza
coinvolgente, non può non tradursi nella denuncia della logica, tipica oggi
di molte parti d’Italia, del sistematico abbandono della identità legata alle
tradizioni, alla cultura e alla lingua dei diversi luoghi.
Per finire, non si può non mettere in rilievo la tecnica rigorosa e cristallina
del fotografo; il gusto per inquadrature perfette; e, pregio non ultimo, la
qualità strepitosa della stampa delle immagini: sono stampe FineArt 30×40,
carta Hahnemühle Photo Rag Ultra Smooth, stampate in 7 copie certificate
da Michele Gusmeri, www.gusmerifineart.com .
Insomma, si tratta di una mostra che – per dirla anche con un termine del
linguaggio fotografico – meriterebbe ulteriori “sviluppi” presso altri Circoli
degli emigrati sardi.
Scheda della mostra
Dal 2 al 30 giugno, Spazio Arte Villa Fenaroli – via Mazzini, 14 – Rezzato, Brescia

https://www.luigiladu.it/Articoli/ppulina_brescia_giovanni_cavalli.pdf